lunedì 1 maggio 2017

Il ritratto del morto di Daniele Oberto Marrama - Recensione -



Si tende sempre a pensare generalmente che il fantastico in Italia non abbia attecchito che in tempi relativamente recenti o che comunque non abbia mai prodotto elementi validi (e anch'io non avevo idea che nel nostro paese ci fosse uno sviluppo cosi articolato del fantastico italico). Invece grazie al lavoro di recupero della casa editrice Cliqout veniamo a conoscenza che il weird o fantastico che dir si voglia, ebbero nel nostro paese ampia diffusione, addirittura fin dai primi anni del novecento.

Il ritratto del morto è una raccolta di 8 racconti scritti da Daniele Oberto Marrama, giornalista napoletano nato nel 1874, che a parte questa breve escursione nel mondo del fantastico o bizarro come dice la prefazione originale, pubblicata a puntate sul giornale Domenica del Corriere e successivamente in volume (1907), non scrisse altro se non qualche poesia. Eppure le opere di Marrama, se pure denotate da una certa semplicità di fondo per i nostri occhi moderni, non hanno nulla da invidiare a scrittori come Poe.

I temi raccolti raccolgono i classici temi dell'orrore come: Il révenant (“Il ritratto del morto”) la maledizione (“Il medaglione”); il vampirismo (“Il Dottor Nero”); la bilocazione (“Il Natale di Hans Boller”); casi di follia (“La scoperta del capitano”); di malattia (“Una terribile vigilia”); di auto-suggestione (“L’uomo dai capelli tinti”), e per concludere – quasi a scopo catartico – con una storia a sorpresa (“Ben Haissa”). Una cosa molto interessante dello stile di Marrama è il suo ricorre nelle storie da lui raccontate a situazioni di apparente normalità che si deforma pian piano in situazioni di incubo e follia davvero ben riuscite, in cui realtà è follia si trovano un miscuglio perfetto. Con la storia che ci viene introdotta durante una riunione di amici o di festività, quasi a darne una patente di autenticità da cui poi la storia si dipanerà.

Quasi tutti i racconti sono denotati da ambienti e personaggi italiani, cosa che dona un certo fascino realistico e affascinante, anche se l'autore non disdegna ogni tanto qualche fuoriuscita in esterna, come nel racconto "Il Dottor Nero" e "L'uomo dai capelli tinti". La raccolta non manca in alcuni punti del tipico umorismo italiano.

Sicuramente il racconto migliore è a mio giudizio quello che da il titolo alla raccolta. Infatti in "Il ritratto del morto" troviamo un alter ego dello stesso Marrama, un giornalista, alle prese con un disastro ferroviario ha un breve gesto di pietà per un anonimo addetto alle poste morto nello svolgimento del proprio dovere. Quel gesto gli darà una possibilità insperata di sopravvivenza da un nuovo incidente ferroviario.  
«Realtà? Visione? Chi può dirlo?» concluse Guido Rambaldi, parlando più a sé stesso che agli altri. «Questo è il fatto. Che cosa è, ditemi, ora, il soprannaturale? Che cosa è la verità?»"
"Il ritratto del morto" è una piccola gemma, ottimo esempio di quella produzione fantastica italiana ingiustamente dimenticata dalle case editrici italiane per gli esponenti dello stesso genere americani o inglesi. Ogni appassionato del fantastico o weird a mio giudizio dovrebbe recuperare questa opera.

 Scheda del libro sulla pagina dell'editore: Qui

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